La Storia - Comune castiglione di sicilia

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La Storia

PER IL TURISTA
Castiglione non è solo bellezze naturali e tradizioni, economia ed artigianato, Castiglione è anche storia. 

        Prima dell'arrivo dei greci, giunti in Sicilia nel 735 a. C. per fondare Naxos, l'intera isola era abitata da popoli che gli storici chiamano Siculi, Sicani ed Elimi. Questi erano ben organizzati politicamente, vivevano in villaggi, conoscevano la ceramica, inumavano i cadaveri. 

        Alcuni scavi archeologici, fatti di recente dalla Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Catania in una grotta in contrada Marca nei pressi del fiume Alcantara vicino alla chiesa di San Nicola, come numerosi altri sporadici rinvenimenti, dimostrano che l'intera valle era densamente popolata nel Neolitico e soprattutto nell'età del rame e del bronzo. 
In questa grotta sono venuti alla luce resti umani, frammenti di ossidiana e ceramiche, tra le quali una coppa fonda con decorazioni in nero su rosso e una tazza attingitoio monoansata acromica datate intorno alla fine del terzo millennio a.C., appartenenti artisticamente alle ceramiche di Piano Conte, tipicamente eoliane.

          Pertanto le origini della città si perdono nella notte dei tempi, anche se numerosi studiosi hanno fissato la sua fondazione al 403 a.C. quando i Nassi, sconfitti da Dionisio di Siracusa, risalirono il fiume Akesine, cioè l'Alcantara, accrescendo con molta probabilità gli sparuti insediamenti già esistenti nella contrada Imbischi-Acquafredda e a Francavilla, luoghi in cui recenti scavi hanno messo in evidenza vere e proprie città e fra l'altro i ruderi di un santuario dedicato al culto di Persefone.

          Scarse sono invece le testimonianze dell'epoca romana, come pochissimo sappiamo del periodo delle invasioni barbariche. Nel 535, però, la Sicilia viene occupata dai greci bizantini, che risvegliano la cultura e l'economia dell'isola e della nostra vallata. Loro palese testimonianza sono i numerosi tempietti rustici, detti Cube, tra cui quello di Santa Domenica a Castiglione, quello integro di Malvagna e quelli ridotti a semplici ruderi nei pressi di Randazzo.

         L'attuale Castiglione sorge nel pieno Medioevo (sec. XII) in seguito alla cacciata degli Arabi da parte dei Normanni, i quali diedero inizio ad una espansione demografica e fondarono numerose città e monasteri. Ciò è attestato non solo dalla pianta irregolare del paese e dalla sua posizione, ma anche da alcune testimonianze architettoniche, come il Castello o il Cannizzo, che costituivano dei solidi baluardi difensivi.

          Il XIII secolo fu per la città di Castiglione un periodo florido, tanto che Federico II di Svevia (primo con questo nome come re di Sicilia) le concesse nel 1233 l'appellativo di Animosa e le confermò il privilegio di battere moneta.
Ma alla fine dello stesso secolo cominciò per l'abitato una lenta decadenza. 

          Ai Normanni si sostituirono gli Angioini, i quali con le loro esose tasse e col trasferimento della capitale da Palermo a Napoli suscitarono molto malcontento tra gli isolani, tanto che con la guerra del Vespro, iniziata nel 1282, vennero cacciati dall'isola con l'ausilio dell'ammiraglio Ruggero di Lauria, che appoggiava Pietro d'Aragona. In premio il Lauria ottenne diversi feudi, tra cui anche Castiglione, che scelse spesso come residenza estiva.  
Ma in seguito passato dalla parte di Giacomo, erede al trono di Spagna, combatté il legittimo erede di Sicilia Federico II che riconquistò la Città dopo alcuni mesi di assedio. 
Con la declinata potenza del Lauria decadde anche l'importanza di Castiglione che perse così la sua demanialità e venne assegnata come feudo all'infante Giovanni, duca di Randazzo.

        Qualche secolo dopo, nel 1373, Castiglione, dopo aver fatto parte della Camera della Regina e quindi aver goduto di una certa libertà, venne concessa in baronia a Pirrone Gioeni e poi riconfermata a Giovanni Tommaso Gioeni nel 1517 come marchesato. Infine Tommaso Gioeni nel 1602 venne nominato dal re di Spagna Filippo III primo principe di Castiglione.

          Il sistema feudale, venuto nuovamente in auge con gli spagnoli, determinò una lenta ma inesorabile decadenza di Castiglione, finché nel 1612 l'animo orgoglioso ed intraprendente dei suoi cittadini non riacquistò le sue libertà civiche attraverso il riscatto del mero e misto impero, cioè il diritto di esercitare la giurisdizione civile e criminale. 
La maggiore libertà permise la formazione di una borghesia terriera e di un apprezzabile sviluppo urbanistico, come attesta la costruzione di alcuni palazzi e di alcune chiese, sparsi lungo la via Regina Margherita, in piazza Lauria e in piazza Sant'Antonio Abate: il palazzo Camardi, il palazzo Imbesi già dei Tuccari, il palazzo Sardo, la sede del Peculio poi modificato in Municipio, il palazzo Saglimbeni, il monastero delle Benedettine, l'ospedale San Giovanni di Dio, la chiesa di Sant'Antonio Abate, la chiesa di San Giacomo e molte ville di campagna.
Ma, malgrado l'apparente floridezza economica, nel XVII e XVIII secolo continuarono a verificarsi ricorrenti carestie.

          Nel 1636 si fondò perciò il Peculio, una istituzione che aveva lo scopo di creare un patrimonio comunale che permettesse l'acquisto di una quantità di frumento bastante al consumo della locale popolazione, frumento che nei casi di necessità sarebbe stato rivenduto ad un prezzo politico.

           Ricchezza e povertà, carestia e abbondanza, incremento demografico e sviluppo urbanistico, furono le contraddizioni più vistose di questi due secoli. La vita della povera gente, che abitava le nostre contrade, non era certo da invidiare.
I più erano costretti a lottare giorno per giorno con la morte. Il pane, alimento fondamentale della dieta dei poveri, spesso non era fatto con farina di frumento, ma con altri cereali, come segale e mais, e condito con pomodori, cipolle, formaggio, frutta, verdura, mentre la carne veniva consumata solo per le feste.

          Ad alleviare le sofferenze dei poveri erano spesso le istituzioni religiose. Fiorivano, infatti, diversi ordini monastici, come gli Agostiniani, che nel 1610 avevano fondato il monastero dell'alto Milio fuori paese, trasferendosi poi nel 1648 in città; i Carmelitani, che costruirono il loro convento nei pressi della chiesa di San Martino, poi intitolata alla Madonna del Carmelo; i Cassinesi, la cui abbazia si trovava nei pressi della chiesa di San Nicola sotto il titolo della Trinità; e infine le Benedettine, che gestivano un orfanotrofio.

           Nel 1860 viva fu la partecipazione alla causa dell'unità d'Italia, preparata da logge massoniche. Si aspettava anche qui da parte dei contadini una divisione delle terre. 
  Sorsero vari tumulti, un manifestante venne ucciso, ma Nino Bixio ordinò al maggiore Dezza: «Vi do piena facoltà: arrestate e tenete prigionieri i rivoltosi».

         Grande fu il tributo di sangue offerto dai castiglionesi durante la grande guerra (1915- '18), ma ancora più grande lo fu durante la seconda guerra mondiale, quando il 12 agosto 1943 il generale Rodt, comandante della XVI divisione Granatieri, entrava in Castiglione per compiere il primo vero eccidio nazista in terra italiana. 

          Sedici inermi cittadini vennero massacrati senza un perché, mentre altri circa 200 vennero presi in ostaggio.    
                                                                                                                                                                                                                                                    Angelo Manitta 



               
 
18/02/2017
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